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"Il Buon Americano" in Italia – Parte 2 - Gazzetta delle Botteghe

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"Il Buon Americano" in Italia – Parte 2

Ugo rimase di sasso quando il barista gli rivolse quella domanda.

Ugo rimase di sasso quando il barista gli rivolse quella domanda.
«Non saprei», rispose. «Ci ho parlato soltanto una volta.»
«Capisco», disse il barista. «Quel ragazzo si chiama Ethan. È arrivato dall'America da pochi mesi e, da quando ha iniziato a vendere molto bene i suoi splendidi oggetti in legno, riesce a vivere dignitosamente. Con quello che gli rimane, però, cerca sempre di aiutare i ragazzi che si trovano in difficoltà. Spesso li porta qui a mangiare e, quando hanno finito, torna a pagare il conto.»
Il barista indicò alcuni oggetti esposti.
«Guardi questi. Li ha realizzati tutti lui. Li tengo qui perché, se riesco a venderne qualcuno, mi sento felice di poter dare una mano a un ragazzo così. Persone come lui dovrebbero essere aiutate da tutti.»
Ugo osservò con grande attenzione quelle creazioni.
«Accidenti... che mano! È un vero fenomeno. Per realizzare questi lavori servono anche attrezzi di precisione, molto costosi.»
«Ha ragione», rispose il barista. «Alcuni li aveva portati dall'America, altri li compra un po' alla volta. Io gli ho regalato una vecchia stanza dove può lavorare e vivere più tranquillamente.»
«Potrei vederla?» chiese Ugo.
«Mi dispiace, ma senza il suo permesso non posso.»
Ugo annuì.
«Sa cosa penso? Questo ragazzo è un autentico fenomeno dell'artigianato.»
Il barista sorrise.
«No, signore. Il "Buon Americano", come ormai lo chiamano tutti qui, è un fenomeno soprattutto nella vita. Ha un cuore immenso.»
Ugo si sedette a un tavolino all'esterno del bar e osservò Ethan mentre scherzava con i ragazzi e con le ragazze del paese. Era diventato l'amico che tutti avrebbero voluto avere accanto.
All'improvviso, però, mentre giocava, inciampò violentemente. Cadde e batté con forza la testa a terra, perdendo i sensi.
Si alzarono urla da ogni parte.
In pochi minuti arrivò il 118 e l'ambulanza lo trasportò d'urgenza all'ospedale.
Rimase ricoverato per alcuni giorni, mentre gli amici e tutti coloro che gli volevano bene aspettavano notizie nel piazzale dell'ospedale.
Anche Ugo andò a trovarlo.
Proprio mentre entrava nella stanza, Ethan aprì gli occhi.
Non ricordava nulla dell'incidente. Il colpo era stato molto forte.
Le persone gli parlavano, ma lui non riusciva né a capire né a rispondere. Le parole sembravano restare imprigionate dentro di lui.
Da quel giorno, però, continuava a sentire una misteriosa voce che gli ripeteva:
«Io sarò sempre con te.»
«Non preoccuparti. Tutto andrà bene.»
Dopo accurate visite, il medico comunicò una notizia terribile.
«Purtroppo ha perso l'udito e la parola. Al momento non sappiamo spiegare il motivo.»
Ugo prese un foglio e una penna e scrisse a Ethan ciò che era successo.
Poi aggiunse:
«Non devi avere paura. Conosco una persona che potrà aiutarti. Aspettami. Tornerò il prima possibile.»
Ethan faticava ad accettare quella nuova realtà. Continuava a sentire quella voce misteriosa che cercava di tranquillizzarlo, ma dentro di sé era disperato.
Rimase a letto senza mangiare e senza desiderare di vedere nessuno.
Voleva soltanto capire perché tutto questo fosse accaduto proprio a lui.
Nel frattempo, gli amici lasciarono lentamente il piazzale dell'ospedale, senza poter ricevere notizie.
Qualche giorno dopo, Ugo tornò.
Con lui c'era una persona molto speciale.
Lo salutò e, con alcuni gesti, gli fece capire di voltarsi.
Quando Ethan si girò, rimase colpito dalla bellezza della ragazza.
Ugo gli scrisse:
«Ti presento mia figlia Barbara. Insegna in una scuola per persone sorde. Sarà lei ad aiutarti a ricominciare.»
Barbara gli sorrise e iniziò subito a comunicare con lui attraverso la lingua dei segni.
Ethan aveva una straordinaria capacità di imparare e, già quel giorno, riuscì a memorizzare le prime lettere dell'alfabeto.
Ormai era fuori pericolo e, poco dopo, poté lasciare l'ospedale di Chieti.
Ugo gli propose di andare a vivere con la sua famiglia.
«Ti offriremo un alloggio e, se vorrai, anche un lavoro.»
Ethan comprese il senso di quelle parole e accettò con gratitudine.
In fondo, come avrebbe potuto rifiutare, soprattutto dopo aver conosciuto Barbara?
Arrivati a casa, gli presentarono mamma Lucia e il fratellino Norman.
Mentre tutti preparavano la cena, Ethan imboccò per sbaglio un'altra porta e si ritrovò nel laboratorio di famiglia.
Era un ambiente ricco di attrezzi, ma piuttosto disordinato.
Il suo sguardo si posò su un progetto lasciato a metà.
Capì subito che Ugo stava lavorando a qualcosa di molto importante, ma mancava ancora un'idea capace di renderlo davvero originale.
Osservò il materiale disponibile, studiò ogni dettaglio e controllò le macchine del laboratorio.
Si accorse che due delle più importanti erano fuori uso.
Pensò immediatamente:
«Per prima cosa devo riparare queste.»
Con grande pazienza eliminò tutta la polvere, pulì ogni pezzo con cura e iniziò a smontarle per capire quale fosse il problema.
Aveva quasi terminato quando lo chiamarono per la cena.
Entrando nel laboratorio, Ugo rimase senza parole.
«Ma... cosa hai fatto?»
Barbara lo guardò e scoppiò a ridere.
Con alcuni gesti Ethan spiegò che sarebbe bastato sostituire alcuni pezzi di ricambio e quei macchinari avrebbero ripreso a funzionare.
Ugo non disse nulla.
Aveva ormai capito che quel ragazzo possedeva un talento raro.
Proprio in quell'istante Ethan sentì di nuovo quella misteriosa voce femminile.
«Fidati del tuo istinto. Continua a credere in te stesso.»
Durante la cena Barbara appoggiò delicatamente la propria mano su quella di Ethan.
Forse era soltanto un modo per ringraziarlo.
O forse stava nascendo qualcosa di molto più profondo.
La mattina seguente Barbara uscì per acquistare i pezzi di ricambio...

Continua...

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