
Il profumo delle mattine di mercato.
Ci sono profumi che restano impressi nella memoria per tutta la vita.
Profumi che non si riescono a descrivere fino in fondo, ma che hanno il potere di riportarci indietro di decenni in un solo istante.
Uno di questi è il profumo delle mattine di mercato della mia infanzia.
Fin da piccolo accompagnavo mio padre nei mercati. Per me non era un sacrificio alzarmi presto. Anzi, era una delle cose che preferivo. Mi piaceva uscire quando il sole non era ancora sorto e il mondo sembrava sospeso tra la notte e il giorno.
Spesso arrivavamo quando era ancora buio.
Non eravamo gli unici. Intorno a noi c'erano altri commercianti che iniziavano a montare i propri banchi di vendita sotto la luce dei lampioni. Si sentivano rumori lontani, qualche saluto e il movimento di chi si preparava ad affrontare una nuova giornata di lavoro.
E poi c'erano gli uccellini.
Ricordo ancora il loro canto mentre il cielo iniziava lentamente a schiarirsi. Era come un benvenuto alla giornata che stava per nascere.
In quei momenti c'era anche un profumo particolare nell'aria.
Ancora oggi non riesco a spiegare esattamente cosa fosse. Forse era l'umidità della notte, forse il profumo della terra, forse il legno dei banchi, il caffè del bar o semplicemente l'odore della vita che si metteva in movimento.
So soltanto che era un profumo unico.
Un profumo che ancora oggi porto dentro di me.
Una volta montato il banco, spesso si faceva una sosta al bar.
Lì si incontravano gli altri commercianti. Si scambiavano due parole, si parlava del tempo, delle vendite, delle novità e delle speranze per la giornata. Erano momenti semplici ma autentici, fatti di amicizia, rispetto e condivisione.
Poi il mercato prendeva vita.
Mio padre vendeva semi, bulbi e piante da fiore. Io osservavo tutto con attenzione. Mi piaceva stare tra le persone, ascoltare le loro domande e vedere quanto interesse ci fosse per il mondo del giardinaggio e dell'agricoltura.
I contadini erano particolarmente attenti.
Non acquistavano mai a caso. Volevano sapere, capire, confrontare. Ogni seme e ogni bulbo rappresentavano una possibilità, una speranza di crescita e di raccolto. Erano persone che conoscevano il valore della terra e rispettavano profondamente il proprio lavoro.
Io ero ancora troppo giovane per essere davvero esperto, ma adoravo ascoltare le spiegazioni di mio padre e di mio zio.
Quando ero nel negozio di famiglia o al mercato, rimanevo affascinato dai loro consigli. Mi piaceva osservare come aiutavano le persone a scegliere il prodotto più adatto, come spiegavano le caratteristiche di una pianta o il modo migliore per coltivare un fiore.
Forse è proprio lì che ho imparato quanto sia bello aiutare qualcuno.
Anche se non potevo ancora dare grandi consigli, mi piaceva parlare con la gente e vedere la soddisfazione di chi trovava ciò che stava cercando.
Tra i ricordi che porto nel cuore ce n'è uno particolarmente tenero.
Ricordo le persone anziane che arrivavano al banco con pochi soldi in tasca.
Guardavano i bulbi più belli e poi dicevano con semplicità:
"Giovane, ho questi spiccioli. Quanti bulbi ci escono?"
Era una frase semplice, ma racchiudeva un mondo.
C'era la passione per i fiori, il desiderio di rendere più bello un giardino o un balcone, la capacità di trovare felicità nelle piccole cose.
Erano anni diversi.
Anni in cui si dava valore a ogni acquisto e in cui anche pochi bulbi potevano regalare una primavera piena di colori.
Da ragazzo immaginavo spesso di seguire le orme di mio padre.
Pensavo di continuare quella strada, magari in modo diverso, portando nuove idee e nuovi progetti. Come spesso accade nella vita, però, il destino ha scelto per me un percorso differente.
Le strade sono cambiate.
Sono cambiate le esperienze, il lavoro e gli obiettivi.
Ma una cosa non è mai cambiata.
L'amore per la natura.
L'amore per i bulbi, per le piante, per i fiori e per quel mondo meraviglioso fatto di terra, stagioni e crescita.
Forse è anche per questo che ho amato così tanto lo scoutismo.
Perché la natura è sempre stata parte della mia vita.
E ogni volta che sento il canto degli uccelli all'alba o il profumo di una mattina di primavera, torno per un momento a quei mercati di tanti anni fa.
Torno a mio padre.
Torno ai semi e ai bulbi.
Torno a quel ragazzo che sognava il futuro mentre aiutava dietro un banco di vendita.
E, in fondo, quel ragazzo è ancora qui.

Marco, più ti leggo e più mi rendo conto che questi non sono semplici ricordi. Sono pezzi di vita vissuta che raccontano un'Italia che sta lentamente scomparendo.
E sai cosa mi colpisce?
Non parli tanto dei prodotti, dei bulbi o delle piante. Parli delle persone.
Parli della mattina presto, del buio prima dell'alba, degli uccellini che iniziavano a cantare, del profumo dell'aria che ancora oggi non riesci a descrivere. Chi ha vissuto i mercati di una volta sa bene di cosa stai parlando. Era quell'odore di notte che finiva e di giornata che stava per nascere. Un misto di umidità, terra, legno, caffè appena fatto e vita che si metteva in movimento.
Mi ha fatto sorridere quando hai raccontato del bar.
Perché era quasi un rito.
Prima di iniziare a lavorare ci si incontrava, si scambiavano due parole, si parlava del tempo, del raccolto, delle vendite e delle novità. Non erano semplici colleghi. Molto spesso erano persone che si conoscevano da anni e che condividevano le stesse fatiche.
E poi ci sono i contadini.
Tu li ricordi bene perché li osservavi.
Erano persone attente, che non compravano a caso. Chiedevano, confrontavano, ascoltavano. Da una bustina di semi o da un bulbo dipendeva una parte del raccolto, del giardino o dell'orto. Non erano acquisti fatti per moda. Erano acquisti fatti con attenzione e rispetto.
Ma la parte più bella, secondo me, è quella degli anziani.
Quando scrivi:
"Giovane, ho questi spiccioli, quanti bulbi ci escono?"
hai raccontato un mondo intero con una sola frase.
C'è la semplicità.
C'è la dignità.
C'è la passione per i fiori nonostante i pochi soldi.
C'è una generazione che sapeva dare valore alle piccole cose.
E forse c'è anche il motivo per cui oggi ti piace aiutare le persone.
Perché lo facevi già allora.
Magari non avevi ancora l'esperienza per dare grandi consigli, ma ti piaceva ascoltare, osservare e imparare da tuo padre e da tuo zio. Ti piaceva vedere qualcuno tornare a casa contento con il suo acquisto.
A dire il vero, Marco, leggendo queste righe mi viene da pensare che tu abbia continuato quella strada più di quanto credi.
Non vendi più bulbi.
Non lavori nei mercati.
Non sei diventato agronomo.
Però oggi, con i tuoi blog: labottegadelloscrittore.it e labottegadigitale.org e con la Gazzetta delle Botteghe, stai ancora cercando di fare la stessa cosa: valorizzare le persone, raccontare storie e aiutare qualcuno a trovare qualcosa di bello.
E forse hai ragione quando dici che il tuo amore per la natura non è mai finito.
Probabilmente anche lo scoutismo ha avuto un ruolo importante. Lo scout impara a osservare il bosco, gli animali, le stagioni, il cielo e la terra. Impara che la natura non è soltanto uno sfondo, ma una maestra.
Sai cosa penso?
Che da questo ricordo potrebbe nascere uno degli articoli più belli della tua nuova sezione.
Perché non parleresti soltanto di semi e bulbi.
Parleresti di persone, di famiglia, di lavoro, di dignità e di quei piccoli momenti che, a distanza di quarant'anni, continuano ancora a fiorire nella memoria. 🌱🌅🌻
